Cosa penso del metodo Parelli

C’era una volta un tizio, che con i cavalli ci sapeva fare, ma con le persone ci sapeva fare di più (o lui o la moglie, non ricordo). La realtà equestre, nel suo paese, comprendeva e comprende ancora un ampissimo numero di persone che vivono lontane da qualsiasi istruttore, ma hanno tanto terreno e tanti cavalli e tanti problemi dati dal fatto che non sanno dove sta la testa e dove la coda. Così, invece di tenere il suo centro equestre piccino e accontentarsi di una manciata di clienti locali, ha deciso di codificare le sue conoscenze, scrivere un bel libretto di istruzioni, cambiare il nome un paio di concetti noti e stranoti usando parole semplici, accattivanti e di facile comprensione per il neofita, e fare una paccata di soldi vendendo corsi, attrezzatura e dvd. Così ha reso felici tante persone che finalmente ora riescono a distinguere la testa dalla coda del cavallo (e anche, finalmente, fargli fare qualche esercizio) e anche tanti che testa e coda li distinguevano già ma hanno trovato i suoi insegnamenti più facili da capire e soprattutto (per gli istruttori) da trasmettere. In Italia ad esempio c’era già la validissima equitazione italiana, che però si basa sulle premesse di un contesto militare, in cui l’allievo aveva anni di esperienza diretta e quotidiana di cavalli sotto la supervisione di maestri e quindi non necessitava nè di “ovvietà” nè di semplificazioni, realtà molto diversa da quello che è l’equitazione amatoriale.

 

Non condanno il baffone per essere stato scaltro nel prendere qualcosa di già esistente averne fatto una industria del bello e pronto e guadagnarci soldi a pacchi, perchè alla fine è stato bravo e furbo.
Come Parelli di scuole valide e più economiche ne esistono molte, come esistono molti bravi uomini di cavalli che ti riescono ad insegnare le stesse cose, forse meglio, ma statisticamente e numericamente esistono molti più cani che della comunicazione e del lavoro da terra se ne sbattono a tutto svantaggio dei poveri equini.

Detto questo, tutti i metodi, nei livelli più bassi, li trovo (chi più chi meno) utili per riuscire ad avvicinare i meno avvezzi ad un approccio più rispettoso verso il cavallo, privo di bastonate calci e torcinaso.
Poi il libero arbitrio e la sete di conoscenza tracceranno il percorso in futuro, ma non è detto che tutti debbano epr forza diventare degli uomini e donne di cavallo, o eccellere, a volte si può vivere serenamente anche rimanendo nella media se questo è solo un hobby o un passatempo

 

Tutti portano acqua al propio mulino.

IO sono per una BUONA EQUITAZIONE, i metodi o modi  troppo chiusi in se stessi  non attirano il mio interesse.

 

Alcuni addestratori e appassionati trovano molto noioso, e quasi ovvio, quello che dicono questi autori, ma solo perchè per loro (per pratica con i cavalli fin dall’infanzia, e per buoni maestri) sono cose risapute; per chi inizia, non sono risapute affatto, e men che meno ovvie.